Pillola cordone ombelicale

Pillole di salute

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01.04.2008
Negli ultimi anni si è spesso sentito parlare dell'opportunità di utilizzare le cellule staminali umane per fini terapeutici, talvolta senza la necessaria chiarezza. Le cellule staminali non sono una scoperta così recente come si pensa, è noto già da diversi anni infatti che la maggior parte dei nostri tessuti e dei nostri organi contiene una "scorta" di cellule eternamente giovani, capaci di trasformarsi a seconda di dove si trovano in un nuovo vaso sanguigno, o in un nuovo lembo di pelle, o ancora di rigenerare almeno in parte un organo lesionato da un trauma o da una malattia.

Le cellule staminali vengono studiate con sempre maggiore interesse proprio per la possibilità di poter essere utilizzate nella cura di malattie gravi, nei confronti delle quali spesso i farmaci tradizionali, anche se di ultima generazione, non possono garantire una sopravvivenza o una qualità di vita soddisfacenti.

Ricerche cliniche recenti dimostrano chiaramente come l'uso terapeutico delle cellule staminali, specie se provenienti dallo stesso paziente, possa rallentare la progressione di malattie come la fibrosi cistica, il morbo di Parkinson e varie forme di distrofia muscolare.

Il dibattito sull'uso e sull'origine delle cellule staminali utilizzate in terapia ha sicuramente contribuito a portare l'attenzione dei media e dei governi sul piano etico delle scelte legislative, ma talvolta ha anche contribuito a generare una certa confusione nei meno informati. È quindi necessario in primo luogo distinguere gli ambiti nei quali l'uso di cellule staminali è una pratica terapeutica ormai consolidata e regolamentata, da quelli che sono gli ambiti sperimentali.

Il nostro organismo dispone di diverse "scorte" di cellule staminali, alcune delle quali molto difficili da isolare, e quindi studiate ed utilizzate soprattutto a livello sperimentale, e altre, come per esempio quelle presenti nel midollo osseo, facilmente accessibili ed utilizzate già da tempo nella terapia delle leucemie e di molte altre patologie che interessano il sangue e gli organi linfatici.

Da molti anni ormai le leucemie sono curate anche mediante il trapianto di midollo osseo, che viene prelevato da donatori volontari vivi e conservato in apposite banche presenti sia sul territorio nazionale che estero. Nonostante il trapianto di midollo rappresenti spesso per molti pazienti l'unica terapia efficace, e non costringa il donatore ne a sottoporsi a pratiche dolorose, ne comporti alcuna conseguenza sulla sua salute, il numero dei donatori non è ancora sufficientemente elevato da garantire sempre la disponibilità di un campione compatibile con il paziente.

Per queste ragioni, da alcuni anni, è possibile eseguire un trapianto equivalente a quello di midollo osseo anche partendo da un campione di cellule staminali contenute nel cordone ombelicale, il cui prelievo non comporta alcuna pratica medica accessoria a quelle già messe in atto al momento del parto, ne alcun rischio per il donatore. Le cellule staminali una volta isolate possono essere ricevute da un paziente, che può anche essere un familiare del donatore, oppure possono essere ricevute in un secondo momento anche dal donatore stesso. Nel primo caso si parlerà di utilizzo "eterologo" delle cellule staminali, nel secondo caso di utilizzo "autologo".

Fino a poco tempo fa la legge italiana consentiva soltanto l'uso eterologo delle cellule cordonali; proibiva la conservazione per fini autologhi in territorio italiano, ma ne consentiva comunque la conservazione in strutture private in territorio estero.

Una recente ordinanza del Ministero della Salute ("Misure urgenti in materia di cellule staminali da cordone onbelicale"), approvata in data 08.05.2007, consente la conservazione del cordone ombelicale per fini autologhi, anche in strutture pubbliche ed a carico del servizio sanitario nazionale, purché il donatore ne consenta anche l'uso eterologo quando necessario. La nuova norma è stata approvata con la finalità di incentivare la raccolta di campioni di cordone ombelicale, incrementando quindi la disponibilità per i pazienti.

L'ordinanza, in accordo con la legge già in vigore, consente la raccolta e la conservazione dei tessuti nelle strutture pubbliche oppure in strutture private accreditate.

Per diventare donatori è necessario informare il medico che seguirà la gravidanza, il quale provvederà ad attivare le procedure stabilite dalla legge, le quali prevedono la sottoscrizione da parte della coppia donatrice di un documento nel quale si dichiari sia l'assenso al prelievo ed alla conservazione del campione, sia l'autorizzazione alle indagini di laboratorio e ai test genetici previsti dalla legge per accertarne l'idoneità.

Una volta espresso il proprio consenso, il donatore dovrà sostenere un colloquio con il personale della struttura e provvedere alla compilazione di un questionario finalizzato ad accertare le condizioni di salute generali e la presenza di patologie latenti.

In seguito sarà necessario eseguire un prelievo di sangue entro il settimo mese di gravidanza, ed un controllo a 6 e a 12 mesi dal parto, durante il quale verranno ripetuti i test eseguiti in precedenza che consentiranno di validare definitivamente il campione, il quale da questo momento sarà disponibile per la donazione.

I criteri di esclusione dalla donazione si basano sulla salute della madre e del nascituro, e vengono valutati dal personale medico sia durante la gestazione che al momento del parto.

La raccolta avviene al momento del parto, e prevede l'isolamento del sangue contenuto nel cordone ombelicale reciso in apposite sacche sterili che vengono poi etichettate con codici a barre in modo da garantire sia la tracciabilità del campione sia il rispetto della privacy del donatore. Il campione. entro 36 ore dal prelievo, deve raggiungere la banca dove verrà ulteriormente trattato in modo da poter essere congelato e conservato per i 10 anni previsti dalla legge, allo scadere dei quali viene distrutto.

Attualmente in Italia sono presenti 16 banche autorizzate che collaborano con 256 strutture ospedaliere abilitate alla raccolta sul territorio nazionale. L'elenco completo delle strutture disponibili nella propria regione è consultabile presso il sito dell'Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale (www.adisco.it).

 

 

Dott. Gianluigi Francesco Nieddu

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