Nello specchio dei social

Trovata la posa perfetta, ecco lo scatto: dal selfie, autoritratto postmoderno, alla sua condivisione a caccia di like, come ci cambia essere in rete

Stefania Puglisi
• Psicologo-Psicoterapeuta e Mediatore Familiare, Genova
> dottoressapuglisi.it

Le regole della comunicazione sono cambiate. Carta e penna nel cassetto, per scrivere usiamo il computer e una serie di programmi che ci consentono di interagire on line combinando contenuti diversi in un canale visivo. La scrittura non rispecchia interamente il vissuto della persona, ma cerca di raggiungere il destinatario attraverso una presentazione di sé che è spesso ideale o, quanto meno, che corrisponde alle aspettative degli altri.

La nostra immagine virtuale
Gli autoscatti attirano l’interesse e l’attenzione. Il selfie sembra essere intimamente collegato ai meccanismi psicologici dell’identità condivisa, che è quella virtuale. Ma come si realizza? Ci si mette in posa e si fanno una serie di scatti alla ricerca della posa, dell’espressione, della luce e dell’inquadratura migliori. In seguito, alla foto scelta si applicano eventuali filtri, effetti grafici o ritocchi. Alla fine, spesso dopo diversi minuti dallo scatto, la foto così selezionata ed elaborata viene condivisa sui social. Questo perché cerchiamo di rappresentare noi stessi al meglio in una società fatta di immagini, dove il successo e l’autostima vengono confermati a suon di interazioni sui contenuti postati, che siano foto, messaggi, link o campagne.

Conoscersi attraverso gli altri
Tutti usano i selfie: grandi e giovanissimi. È un modo per dichiarare al mondo: io esisto! Molti adolescenti definiscono ciò che sono o che vorrebbero essere o diventare. Si cerca di capire chi siamo e come riuscire a diventare migliori in base al confronto tra ciò che serbiamo dentro di noi e quello che socialmente viene apprezzato della nostra persona. L’autoconsapevolezza cresce nel corso di questa interazione. Ci osserviamo interiormente e dall’esterno e attraverso l’analisi diventiamo a poco a poco consapevoli delle nostre caratteristiche e della nostra posizione all’interno della società. Unendo la forza (e i rischi) dell’autoritratto con la comunicazione, i selfie diventano uno strumento per raccontarsi proponendo delle caratteristiche della propria personalità. Mostrarsi come uno sportivo postando le foto in palestra mette in risalto non “solo” la propria passione ma anche la capacità di gestire bene il tempo tra studio e lavoro, l’interesse per una vita in salute e la bellezza. Messaggi, tutti, che veicolati attraverso i social ottengono visibilità e riconoscimenti e, perché no, magari emulazione.

Gli effetti sull’autostima
I selfie degli altri contatti (non per forza amici frequentati o conosciuti di persona) permettono di osservare altri possibili mondi. Si decide così a quale appartenere, come si vuole essere o quanto meno apparire. Cercare di fissare la propria identità, immortalando il momento, è una via per reagire all’instabilità e alla fluidità dei tempi e delle relazioni. Molte ricerche indicano che le persone che condividono più foto sulle loro reti sociali sono quelle la cui autostima si basa principalmente sulle opinioni degli altri. Spesso il loro stato emotivo dipende dal gradimento delle loro foto e dal volume delle interazioni.

Le occasioni
Postare le immagini aiuta per certi versi a creare un diario e a conservarlo, sebbene in digitale e in modo pubblico. Meglio rifletterci bene prima di farlo. Attraverso gli scatti che postiamo possiamo riconoscere i nostri cambiamenti, gli stati d’animo e riviverli. La presenza sui social aiuta a volte a ritrovare vecchi amici, compagni di banco, amori quasi dimenticati. Non è, come sempre, la tecnologia a essere positiva o negativa, ma il suo uso. Anche i selfie non sono necessariamente un modo narcisistico di rappresentare noi stessi agli altri. Possono servirci per confermare la nostra serenità, gioire dei successi e del nostro slancio verso la vita. La lente che usiamo per vedere noi stessi è quella che ci permette di avvicinare gli altri: più positivo è il nostro modo di incontrare il mondo, più veritiera sarà l’immagine di noi che presenteremo nella realtà.


Attenzione alla prima impressione

Quante volte abbiamo cercato sui social una persona che dobbiamo incontrare? Ormai è una pratica comune, che contribuisce a costruire una “prima impressione” dell’altro semplicemente osservando le sue fotografie, i selfie o i contenuti postati. Queste informazioni concorrono però spesso a formare un pregiudizio sulle caratteristiche di una persona ancora prima di stringerle la mano. Da qui il monito degli esperti a porre un’attenzione continua alla tipologia di contenuti postati, soprattutto personali.